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Racconto di Muz
Gli Amarcord sono i giri che il Muz scoppiato del XXI secolo si pedala per farsi del male. Esso lui torna sui luoghi che lo videro prestante e coraggioso e non solo constata quanto è diventato più lento in salita e timido di fronte all'ostacolo, ma anche come l'uomo sia intervenuto sui suoi single-track preferiti, finendo sempre per sputtanarli. Dopo avere portato Giacomino nel suo puttan-tour diletto alla periferia di Milano, e dopo avere scoperto che sul San Genesio la famosa discesa di Casiraghi è diventata una scalinata, ora toccava al Mottarone.
MARTIGNONI, CHE DU' PALLE - Il Mottarone! Favoloso comprensorio a un'ora di macchina da Milano, a cavallo di due laghi stupendi, con percorsi per tutti i gusti, una funivia da 1.300 m di dislivello e uno Stefano Martignoni onnipresente, sia che lavori per Tutto Mountain Bike che per gli Speciali di Motociclismo. Non cambia nulla: se ha un week end da passare in bici va lì, e lo stesso se organizza un giro in moto. Prende il ferro, fa l'autostrada, arriva su, torna a casa e dice: il Mottarone è il posto più bello del mondo, perché dovrei andare altrove?, così da 20 anni. E se si deve fare un itinerario per la rivista, Tutto o Moto che sia, si va lì, non ci sono cazzi. Per tutta la nausea che m'ha fatto venire, non sarei mai dovuto tornare sul Mottarone. Ma si tratta, comunque, di un posto stupendo, su cui non pedalavo dal Marzo del 1999: tre lunghi anni. Era giunta l'ora di vedere se il giro del Monte Falò era ancora bello come lo ricordavo.
ANTEFATTO BASTARDO - A monte di questo giro, però,
bisogna tornare alla discesa dal Monte Beigua, fatta in febbraio a fianco di
Giacomino prima che questo andasse a Manchester a fare finta di lavorare per
Steve Peto. Dunque, giù dal Beigua è tutto neve e fango, i pattini dei Magura
si macinano e io scendo bestemmiando, con la leva a perenne fondo corsa e la
bici che prosegue senza controllo. Jack Nicassin, di fianco a me, tira derapate
chilometriche con sicumera: ci ho i dischi, io, che ti credi? Vedi come sono
ancora freschi e gagliardi? Tieni, prova!
Provo, e li trovo fin troppo bruschi. Certo, sono bruschi perché a me piacciono
così, mi spiega il Bastardo. Sono ingolosito, annuncio che è ora che anch'io
passi ai dischi.
Dopo qualche giorno, mi piomba in redazione con una grossa borsa: all'interno
abbiamo cerchioni Mavic da freeride, gommoni Hutchinson da 2,2, leve e dischi
Avid meccanici, pastiglie di scorta. Sai, mi spiega, devo andare in Inghilterra,
non ho un soldo, se mi compri questa roba tiro su qualche spicciolo, così da
poter tirare di coca ogni tanto, e pagare qualche ragazzino quando mi sento
solo! Insomma, il nostro ha spogliato la sua Nicolai delle ruote e dei freni,
convinto di poter scroccare qualche Patriot una volta inserito nel duro way of
life inglese! Va bene, va bene, gli dico, lascia lì tutto, ti darò qualche
spicciolo, ora vai che ho da fare, devo lurkare il dh corner! Come se ne va, in
redazione arriva Baffone con altre due sacche simili a quella di Giacomino: le
molla contro il muro e dice di darle a Carlos, il fotografo colombiano.
Ovviamente, quando Carlos arriva si porta via la mia sacca, raggiunge lo studio
e tira fuori questi cerchi zozzi, questi gommoni pieni di crep e e fango, questo
kit di freni a disco visibilmente usurati, e s'incazza. Chiama in redazione:
siete scemi, fate i test prima che io fotografi la roba, questa fa schifo, mi
rifiuto di fotografarla ecc. Quelli sono costernati: ma no, era vergine, come è
potuto succedere?
NON SONO UN MECCANICO - Anche io sono costernato perché, prima che Carlos mi restituisca il maltolto, passa parecchio tempo. Inoltre, essendo una sega, non voglio neanche cimentarmi nel montaggio dei dischi sulla mia bici, e dò per scontato che lo faccia mio fratello, il Piotre. Questo, che si è rotto le palle di farmi da schiavo, attua la resistenza passiva. Risultato, quando venerdì decido che l'indomani andrò sul Mottarone, capisco che devo agire da solo. Vado a casa di mia madre, che è più adatta della mia per certi lavori (soprattutto perché in una ci sta la concubina, mentre dalla mamma non ci sta momentaneamente la mamma) e mi metto al lavoro, in cucina: inizio alle 23 e alla una di noche ho finito, dopo avere pisciato l'olio sulle mattonelle perché la Flying Monkey nasce con i Magura saldati al suo cuore e per smontare l'impianto lo devi SEGARE VIA. Davanti la frenata è fin troppo potente e assolutamente non modulabile, dietro la ruota è bloccata. Il fatto è c he gli Avid non hanno il passo giusto (post mount, standard, insomma, quel casino lì) e necessitano di un adattatore; un secondo adattatore occorre per fissare il tutto al telaio K2. Insomma, dagli originari 15 kg, la mia bici è passata a 37, ma quello che conta è che nell'assemblare questa pastasciutta di adattatori non ho rispettato i parallelismi e i conbaciarismi e ho pure sfilettato una vite; la bici non cammina e io sto lì a guardarla affascinato, come farebbe il vostro cane se gli pisciaste in bocca. Fortuna che a quel punto arriva mio fratello, constata il danno, mi insulta, risistema il tutto. Adesso la ruota gira, ma gira tanto, nel senso che continua a farlo senza problemi anche quando la leva viene pinzata fino alla manopola. Piotre inizia a studiare il problema, e traccia due vie: le pastiglie potrebbero essere, più che consumate, fottute da qualche liquame (chessò, l'olio dei Magura amputati?), mentre le guaine da me usate per il posteriore, acquistate da una vecchina i n un sano negozio per Grazielle, potrebbero essere flaccide e mollaccione e inadatte all'uopo. Fino alle tre e mezza di notte sta lì a cambiare pastiglie e a tagliare guaine, ma la situazione non cambia. Se domani voglio fare il Mottarone (sì, lo voglio!), dovrò rassegnarmi a frenare solo con l'anteriore. Ma è bruschissimo! frigno, e Piotre: cosa ti aspettavi? Perché credi che Giacomino te li abbia rifilati? Ma no, dico io, mi ha spiegato che sono bruschi perché lui li vuole così... Mah, a me a detto che voleva sbarazzarsene perché erano troppo bruschi, insiste quel cane di mio fratello. Torno a casa mia e vado a letto alle quattro, senza più alcuna voglia di fare la gita. Ma come faccio a dire di no a Roy? Già, Roy Batty, quello che da due mesi ha ereditato la scrivania di Giacomino a Tutto Mountain Bike. Abbiamo appuntamento per domani mattina per andare insieme sul Mottarone, luogo che lui ama perché vi si è rotto la clavicola un paio di mesi fa.
SVEGLIA VIRTUALE - Alle 7,30 mi sveglia la fidanzata, che se ne deve uscire per certi suoi affari. Decido di accendere il telefonino: così, quando Roy mi chiamerà da Tortona per dire che sta partendo, mi sveglierà e io avrò il tempo di prepararmi per il suo arrivo a Milano. Invece, succede che mi riaddormento e sogno che accendo il telefono, che spiego a Roy la strada per casa della mia mamma (ma in Corso Lodi, che non c'entra un bel niente) e che viviamo felici e contenti. Quando mi sveglio sul serio, alle 9,30, guardo fuori dalla finestra, vedo che sta piovendo e sono contento: Roy non si sarà di certo mosso. Come accendo il citofono da tasca, quel disgraziato mi chiama subito, ed è pure gentile: sono da ore allo Stadio, aspetto che rispondi al telefono, mi trovo davanti a un certo ristorante Trotto, fulcro di malaffari e di troppe fritture con lo stesso olio. Spicciati. Io mi cago sotto: mi toccherà calarmi dal Mottarone sotto l'acqua, su fango e rocce bagnate, e frenare solo c on un anteriore potentissimo e brusco? Alle 10,30 vado al Trotto in piena depressione e verso mezzogiorno partiamo, dopo che mio fratello ha montato sul ferro un kit cavi/guaine Avid portato da Roy Lee in persona e che sembra fare al caso mio. La bici continua a non frenare, ma spero che sia solo colpa delle pastiglie vergini montate questa notte.
FUNIVIA E RACCONTI HORROR - Quando arriviamo a Stresa, la funivia è ferma per pausa pranzo. Andiamo all'Idrovolante, il ristorante adiacente, e mangiamo il cous cous; ed ecco entrare Giorgione, il tipo di Bike & Company che non vedevo da due anni. Come va come non va, insomma, dico io, mi spiace non essere venuto qui per tutto questo tempo, erano bei tempi quando pedalavamo insieme, eccetera, ma lui spiega che bei tempi lo erano anche per altri motivi, perché la chiusura della funivia (l'anno scorso, per parecchi mesi) ha fatto crollare l'ambiente, le mtb sono sparite, il Mottarone è diventato un mortorio. Bello come il sole, arriva anche Nico, con il suo amico Rudy. Nico sembra un eroe greco: alto, biondo, sguardo nobile e fisico scultoreo, con dei muscoli così, o forse sono le protezioni su braccia e spalle? È contento di vederci, ma ha una sua agitazione, riconducibile al racconto di fantascienza che abbiamo letto tutti su questo corner. Prendiamo insieme la funivia, ascoltando sbigottiti il racconto, ma poi inizio anch'io ad agitarmi, quando iniziamo a discutere sui rispettivi itinerari. Dapprima Nico si limita a spiegarci che hanno fatto il giornaliero, un giornaliero che costa come a Cervinia; sì, conferma, il Mottarone è tuttora un mortorio perché, quando la funivia ha chiuso, la gente ha scoperto il Pian delle Betulle, che costa meno sia a livello impianti sia di strada per arrivarci, e gli è rimasta fedele. Poi, ci racconta che qui, più che downhill, ormai si pratica freeride, inteso come sci fuoripista: lunghe discese alla cazzo tra le pinete, fantastiche. La cosa è entusiasmante, ma non piace ai locali per questioni di erosione, così un bravuomo ha pensato bene di tendere un filo di nylon di grosso spessore tra due alberi lungo uno dei nuovi "ripidoni" aperti di recente. Dalla funivia, si vedono le tracce delle Gazzaloddi tra gli alberi, è commovente come osservare d'inverno le tracce dei fuoripista. Ma quando Nico scopre che vo gliamo fare il Monte Falò, iniziamo a litigare sulla direzione da tenere per l'Alpe della Volpe. Io affermo che si debba calare sulla mulattiera che parte dall'arrivo della funivia, arrivare all'incrocio a T e girare a destra; Nico ignora tale tratta e dice: NO! Tu devi salire su asfalto verso la vetta del Mottarone poi, beccata la strada a pedaggio, ti tuffi in fuoripista tra le pinete. Mi preoccupo: ma sì, quella sarà anche possibile, ma non me la sento di andare a ripidoni sia per come guido io, sia per questi freni disgraziati che mi ritrovo! Ma Mario, dice Nico, la pistona sotto la funivia è molto più bastarda e difficile di quei ripidoni! È fangosa, sassosa e umida! Ma io la conosco, rispondo, e la faccio sempre in sella! Dammi retta, vieni con me, ti porto a fare la pineta, è una cazzata, figurati che pure Martignoni se la spara... Già, Martignoni: uno che sul ripido mi legna. Evidentemente, Nico non ha idea di cosa sia diventato io in bici. E Roy, che pure dovrebbe cacarsi so tto in virtù della frattura ancora fresca, anziché perorare la mia causa se ne frega, come se anche a lui non toccasse calarsi nel baratro. In funivia con noi ci sono altri due bikers, dotati di bici da dh e uno, seccato da questa discussione di cui non può fregargli di meno, ci stoppa: ma che vi frega, dal momento che la cosa più bella è l'odore acido che promana dalla figa delle donne? Restiamo talmente estasiati da questo intervento finissimo che, prima che mi venga voglia di una femmina di nuovo, devo andare al cinema a vedere Monster's Ball e aspettare che il cattivone ravveduto accompagni Halle Berry a casa.
FUORIPISTA - Tre ciclisti e una mozzarella si portano sull'orlo del baratro. Fa un freddo boia, ci sono ancora chiazze di neve. Che palle, perchè ultimamente non riesco a farmi un giro per i cazzi miei, e mi tocca sempre seguire le cattive compagnie, col patema che si tuffino giù da una scarpata irta di ostacoli e la vergogna di dover scendere a piedi? Per fortuna, per arrivare fin lì c'è un chilometro scarso di mulattiera facile, dove è possibile verificare se le pastiglie da rodare sono le massime responsabili delle angosce notturne: le prime tre frenate fanno schifo, poi, di colpo, il disco inizia a fare il suo lavoro. Fantastico! Sparisce l'angoscia! Posso sopravvivere. Ma l'anteriore resta troppo brusco, devo comunque abituarmi, e fare i baratri non è certo il modo migliore. Nico e Rudy spariscono, come vanno bene, come sono puliti e sicuri, che bello spettacolo. Io e mister Clavicola scegliamo la tecnica dello sci, o meglio, dei diagonaloni, soprattutto io. Ma è, comunque, una figata. Scegli la tratta che vuoi, scivoli sugli aghi di pino, slalomi tra gli abeti, troppo divertente. Purtroppo, compare un pezzo pazzesco, due drop consecutivi che finiscono diretti sull'asfalto, non me la sento proprio, così scendo a piedi, scivolo e finisco direttamente in strada attaccato alla bici, che si spacca il parafango.
FINALMENTE SOLI! - All'Alpe della Volpe, ci dividiamo. Nico e Rudy proseguono verso Stresa ed altri vertiginosi ripidoni tra gli alberi, io e Roy Batty ci innestiamo nel percorso della GF del Mottarone e puntiamo a Coiromonte, il leggendario villaggio sede della tribù di Michel Montecrossa, una specie di ZZ Top crucco che ha fondato una comunità avvolta nella leggenda. Per arrivarci, c'è una fantastica pista sul crinale che si stacca dal Mottarone, corre in un toboga tutto curve paraboliche e dossi, passa il Monte Falò e continua a scendere. Ai tempi, facevo questa pista con Benedetti e il suo gruppo, restando regolarmente indietro e vedendo segnati sul tachimetro i 58 come velocità massima. Questa volta, pur avendo una bici migliore, sullo strumento non ho letto più di 39. Per fare i 58, dovevo pedalare come un pazzo col 42x11 anche nei tratti di pianura, senza frenare assolutamente sui dossi; il Muz di oggi ha in compenso affrontato pedalando alcune curve ove un tempo doveva fre nare per stare dentro, ed è arrivato a fatica in cima ad alcune gobbe sulle quali saltava. Poiché mi ritenevo scarso anche all'epoca, significa che al peggio non c'è mai fine...
IL SOLCO - Riprendiamo i ferri e infiliamo il divertente sentiero del Solco, percorso anche dalla GF del Mottarone. Una figata di sentiero, prima a saliscendi, poi in discesa via via più scavata, fino a un solco talmente stretto che o lo facevi come Benedetti (saltando da un bordo all'altro) o soccombevi, finendo sul fondo e incastrandoti. Per ovviare a ciò, hanno ricavato un altro sentiero, sul pendio adiacente. Qui, rispetto a tre anni fa, qualcosa è cambiato: son caduti degli alberi e bisogna arrangiarsi un po' per aggirarli. Abbiamo pure la sensazione che il solco sia divenuto più umano, e che la gente abbia ripreso a frequentarlo.
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