Se fossimo Full Monty, vivremmo in Centro Italia e pedaleremmo sulla
neve. Invece, abitiamo nel Nord e ci tocca la siccità, per cui non possiamo
raccontare nulla di poetico, epico, jacklondoniano. Eppure, la voglia c'era!
Mi riferisco alla gita sul Chiappo che San Claudio Lunghi ha deviato
sull'Alpe per motivi di allenamento del sottoscritto. A detta del Ranger
Erminio, per andare sul Chiappo di questi tempi non basta la siccità, ci
vogliono anche i ramponi.
Ad ogni modo, la gita col Lunghi s'è potuta fare nonostante una clausola da
lui imposta:
"Mi basta non essere il più lento." OK, l'ho
rassicurato, ci si pensa noi. Ho così pescato nel mio repertorio di amici
dei tempi che furono, puntando, ad esempio, su mio fratello, che in salita
va il triplo di me, ma in discesa è afflitto da un mezzo obsoleto, come già
spiegato nel Giù Nei Balcani di qualche mese fa. Purtroppo, però,
Piotre m'ha pugnalato alla schiena. Sedotto dalla DMR di Giacomino, giù
dallo sloveno Slavnik, una volta tornato a Milano era entrato nel Box della
Mamma, quello da noi arredato quando pedalavamo sul serio, pieno ancora oggi
di cose affascinanti come i cantilever Grafton, i comandi del cambio
idraulici, i mozzi PadreVanes, le guarniture Sachs... Da lì ha ripescato un
mio vecchio telaio Pro Flex 855 su cui avevo messo una molla al posto degli
elastomeri; aveva una crepa sul forcellone, lui ha rimediato scambiandolo
con quello della sua 755. Davanti ha messo una Marza Z2 passatagli dal
pusher Giacomino, poi s'è messo un riser moderato con appendici (stile Muri
Erezione '98), notevole per uno che fino a 3 anni fa pedalava con la piega
da strada (!!!): insomma, pur sempre escursioni da 70/80mm, ma volete
mettere rispetto al nulla? Poi ha esagerato trovando da Decathlon, a prezzi
stracciati, cerchi Mavic per dischi e un Hayes meccanico, che s'è piazzato
all'anteriore.
Non m'è restato altro da fare che invitare uno ancora più fossile, Ucch,
che un tempo pedalava anche assiduamente, e che è sempre restato fedele
alla sua Trek 8500 del '91 con forcella Spring ad elastomeri da 35mm di
escursione. In 10 anni non ha cambiato nulla: elastomeri, movimento
centrale, persino i deprecabili (per fragilità) push-push Shimano, tutto è
ancora al suo posto. Ha su i cerchi Matrix, le leve DX con la finestrina
trasparente, gli sblocchi rapidi in alluminio blu anodizzato, è uscito
direttamente dal congelatore, questo!
Ci siamo così presentati a Varzi con i nostri 30' di ritardo, trovandoci
faccia a faccia con i corneriani Roy Batty e San Claudio. Roy, l'"Hacker
di Tortona", mi piace troppo: ha una full Rocky Mamas da 130mm di
corsa davanti e dietro, si diverte in discesa e si diverte pure in salita
(anche lui era sul Grappa a farsi i 1600/1700m di dislivello con Meteora,
MaxAmo, Superpippoz, NaPalm) e, soprattutto, pedala sempre con la fotocamera
al collo! Anche in downhill!!!
San Claudio è invece di una gentilezza incredibile.
Sul successo della gita, ad essere onesti, eravamo perplessi. L'assenza di
Giacomino, il noto personaggio dei fumetti nato dalla fantasia di Fabbbio
Probbbi, rischiava seriamente di rendere il tutto un mortorio. Per fortuna
che, ancora a Milano, mi era venuto un colpo di genio per rendere la gita
piccante: mentre caricavamo le tre bici, accatastandole a casaccio nel baule
dell'auto, mi portavo sfiga con la frase "e se mettessimo dei cartoni,
o della gomma, tra un telaio e l'altro, per evitare che si rovinino?"
Gli altri mi mandavano a fottere ed una volta arrivati a Varzi estraevamo la
mia bici grondante olio, per via del massacro di uno dei tubi dell'impianto
frenante. Il freno posteriore fottuto! Con dei fanatici della discesa come
Roy e Claudio!
Una scena tristissima: tutti in piedi di fronte a questa friggitrice bucata,
con Roy e Claudio che mi guardavano come fossi un deficiente. Ero già
rassegnato a rovinarmi la gita col solo freno anteriore, quando San Claudio
diceva: "Casa mia è qui sopra, ho qualche altra bici, vediamo cosa
posso fare!" Ed è qui che avveniva il miracolo. Infatti, pedalavo
dietro di San Claudio, pensando che se uno fa le gite con la Camilla con
Marza da 130 e dischi, il suo muletto non potrà che essere una Hazard I
Cavalli, o una Top Gun, della serie: ha speso tutto quello che aveva nella
Camilla! Invece, dal box mi tirava fuori nientepopodimenoche una C'dale
Super V, con dischi Formula, forcella Judy doppia piastra e pedali flat! Una
bici piccina per me, ma lui mi cambiava l'attacco manubrio, io piazzavo il
mio reggisella e nessuno riusciva a togliere i flat per i miei sganci
rapidi, tanto meglio: avrei provato una nuova esperienza, insieme ai dischi
(io sono ancora un masticatore di cerchi).
Ah, ma va descritta la Casa! A parte la temperatura interna, che la fa
somigliare a quella di una certa Zia, si tratta di un vero santuario della
mtb, con tanto di cinema interno con audio stereo e poltrone a dondolo (che
manco al President) e filmati rigorosamente M - T - B! Come Contact, che
passerà alla storia per i tamarri che fanno dirt e street con i ciclomotori
Tomos e per il mitico e incommensurabile Stevie Baia, un bambino di sei anni
ignorante come un paracarro. Perché è così ignorante? Intanto, perché
sui paracarri ci pedala veramente (ed anche sulle grondaie, i corrimano, le
capocchie di spillo) e poi perché, come Pinocchio, non riesce mai ad
arrivare a scuola: i suoi GattiVolpe e Lucignolo si chiamano muri, scale,
balaustre, parapetti.
Torniamo alla gita: come ho messo le chiappe sulla C'dale, ho avuto la netta
sensazione di trovarmi su un missile, e sì che la sella era troppo bassa e
pedalavo con le gambe in bocca, mentre i piedi scivolavano sui flat e
spingevo coi talloni. Una full che arrampica in salita come la rigida di
Pompanin! C'erano 700m di dislivello da fare in salita, ma me li sono bevuti
come bere un bicchier d'acqua. Arrampicavo agile e leggero come Simpson
prima di morire sul Ventoux, elegante nella mia pedalata, mai stanco,
adorabile nella danseuse. Peccato però che gli altri mi abbiano staccato
fin dal primo metro! Questi stronzi, chiacchierando amabilmente in gruppo,
se ne sono andati e non li avrei visti mai più se, gentili com'erano, non
mi avessero aspettato ogni tanto. Così, potevo sentire cosa si dicevano,
tipo Roy che raccontava a Claudio "Mi son fatto un bicchierone di
epo al tamarindo, questa mattina!" e allora capivo perché restavo
indietro: ma sì, mi ero dimenticato di fare colazione!!!
Fare tanta salita completamente digiuni non è il massimo, ma tiri avanti
perché sai che in vetta ci sarà un rifugio pieno di prosciutti. Del resto,
quando un monte appenninico si chiama Alpe, come minimo, in vetta, avrà una
Baita Segantini!
E invece, mentre sentivo le forze venire meno come Amodeo sul Grappa, mentre
pedalavo guardando il deragliatore e cercavo di pensare a tutte le Cose
Belle per tirare avanti, mi imbattevo nel gruppo, tranquillamente fermo a
bordo pista, sull'orlo di un invitante single-track in discesa a forma di
serpente. "E' finita la salita", diceva San Claudio con
la sua voce vellutata, "ora è tutta discesa!"
Mi coglieva una crisi isterica: "Ma come! La salita finisce qui e
voi non me lo dite in anticipo? E chi la imposta più la volata, ora?
Stronzi! Stronzi!! Stronzi!!!"
Peccato fosse finita qui, ne avrei avuto ancora per un migliaio buono di
metri di dislivello, se non il doppio. Una gran bella salita, prima su
asfalto con pendenza moderata, neve in ombra, campi gialli, traffico zero,
poi su sterrata in un bosco di pini prelevato dall'isola d'Elba.
La discesa non produceva alcun caduto e nessun infarto: un delizioso
single-track con fondo d'aghi di pino e nessuna pietra, che facevamo in
gruppo tranne Ucch, giustamente punito dalla sua fedeltà ad una bici da xc
del '91.
La mia prima discesa coi flat non m'ha divertito per niente: un senso di
insicurezza bestiale. Se c'è un sassolino e voglio tentare un salto, io
vado su, la bici resta giù. Ma come cazzo fate???
Quanto ai dischi, tra l'urlo nel silenzio che fanno e l'anteriore che,
surriscaldato, mi molla di colpo son rimasto un po' delusino, ma nessuno
degli altri ha avuto tali problemi. Forse che peso troppo?
A metà discesa, la Delusione Profonda: a) inizia una lunga salita, di
quelle stronze, perché un conto è iniziare la giornata con una lunga
salita purificatrice che ti ripagherà con una discesa devastante e un conto
è una discesa fantastica che a metà si traveste da salita inutile; b)
Claudio ci ha confessato che, essendo noi tre Muz-Piotre-Ucch degli
impediti, ci ha risparmiato la sua discesa preferita, la Pietraia, piena di
sassi e gradini e tanto bella.
Uhm, ora che tutto è finito mi spiace non avere almeno tentato.
PS
Mi son dimenticato di raccontare quando abbiamo imitato Stevie Baia guadando
il fiume su un'assicella di legno (ma abbiamo toppato) e quando a casa tua
è arrivato il Ranger Erminio, con cui ho discusso benevolmente di moto e
confine tra sentieri leciti e vietati, e conclusosi con un "Ti prego,
non farti multare da me!"